INFERNO (descrizione completa)

Una precisa visione della Commedia dantesca ha ispirato questa mappa dell’Inferno.

Riportiamo due citazioni esemplificative di questa visione. Italo Calvino ha affermato: «A proposito, su Dante non vorrei dire sciocchezze, ma mi sa che non sia per nulla “infernale” e per nulla “paradisiaco”, con quella sua fedeltà agli uomini come sono, alla “terra”».

Il commediografo tedesco Peter Weiss, a suo modo, rincara e precisa: «L’Inferno ospita tutti quelli che secondo il Dante di una volta erano condannati a una pena infinita, e oggi, però, dimorano qui tra noi, i vivi, portando avanti impuniti i loro misfatti, incensurati, ammirati da molti. Qui tutto è saldo, oliato, garantito, non si dubita di niente, e ogni sofferenza viene scrollata via. Soltanto a noi che presumiamo di non farne parte, e siamo invece legati a loro con il nostro sconforto, con la mancanza di vigore per poterli spodestare, essi fanno paura. Vediamo i loro intenti, vediamo da dove vengono e vediamo la meta che si sono prefissati, e dobbiamo restare qui, loro alleati, finché li lasciamo fare.»

Questa mappa, questo Inferno, è un viaggio nell’oscuro mondo dei vivi.

Struttura della mappa

Una tripartizione dello spazio a disposizione in sezioni verticali che offre una duplice possibilità di lettura: per bande verticali e scorrendo orizzontalmente da una banda all’altra.

Colonna centrale

Lo schema, volutamente conico, rappresenta la divisione per canti, indicati con i numeri romani a sinistra. Pochi richiami paesaggistici di riferimento: due fiumi, l’Acheronte e il Flegetonte; il Cocito; le mura della città di Dite e soprattutto due porte: la porta dell’Inferno e quella della Città di Dite. Alle estremità di destra o di sinistra dell’imbuto sono visibili delle frecce. Indicano il verso del cammino di Dante e della sua guida. La destra indica la coscienza, la contemplazione e la ricerca spirituale. I due poeti vanno prevalentemente verso sinistra, verso l’inconscio, verso l’azione inconsapevole. La scelta dei versi: la cantica infernale viene privata di tutti i riferimenti cosmologici, astronomici, teologici. I versi scelti sono un ininterrotto racconto di incontri e si può procedere nella lettura da un canto all’altro. Sono state sistematicamente evitate tutte le similitudini; sono state volutamente ripristinate tutte quelle parti scritte con uno stile comico e basso, trascurate dalle antologie scolastiche.

Colonna di sinistra

L’idea è quella di mantenere l’impianto medievale cristiano. La colonna sinistra è organizzata in bande orizzontali di due colori che si alternano a indicare cerchi, gironi e bolge. Le fasce terminano lungo l’asse orizzontale, esattamente all’altezza del canto, della colonna centrale, in cui si parla di quei “luoghi”. Le bande verticali poste all’estrema sinistra indicano i tre peccati puniti all’inferno: Incontinenza, Violenza e Frode. Una banda verticale più interna in corrispondenza della Frode distingue le Malebolge e i Traditori. Ogni canto è indicato con un numero romano in giallo. Per ogni canto è indicato (fondo rosso – scrittura bianca) il peccato punito e la legge del contrappasso che agisce sui peccatori; i personaggi citati da Dante, nel canto corrispondente. Essi sono storici o mitologici.

Ma l’idea è quella di nobilitare il mito classico: la lettura in orizzontale consente di capire la profonda novità che il personaggio classico subisce con la scrittura dantesca: i personaggi del mondo classico sono “senza Storia”; in Dante nessuna leggendaria epicità li connota ma essi diventano espressione di elementi impensabili nel mondo antico: valore dell’individuo, storicità e libertà.

Colonna di destra

Un’astrazione. Una catena ininterrotta di testi del Novecento. Nessuna distinzione cristiana e medievale perché gli schemi sono saltati. Un’idea di fondo: “l’uomo moderno non può semplicemente credere, ma ha bisogno di capire”. Le citazioni sono quelle di chi ha cercato di “capire” il testo dantesco. Ciascuno a suo modo. Come critico letterario (scrittura in nero); come artista al quale il testo dantesco è servito da fonte di ispirazione (scrittura in rosso); come interprete alla luce delle teorie contemporanee (scrittura in nero su fondo chiaro). Tra gli artisti le voci appartengono al mondo della Narrativa (Pier Paolo Pasolini), della Poesia (Edgar Lee Master), della musica (Bob Dylan), del teatro (Peter Weiss). Adriana Mazzarella, Giorgia Sitta e Mario Pigazzini tra i maggiori interpreti in chiave psicanalitica e alchemica. Le voci dei critici sono innumerevoli e includono anche alcune tra le maggiori voci straniere: Auerbach, Pound, Borges. Ma sempre e solo Novecento. Una sola eccezione: una citazione tratta da Francesco De Sanctis. Un tributo dovuto.

Unico accenno di schema suggerito dal testo di Adriana Mazzarella “Alla ricerca di Beatrice”. Una rilettura di Dante alla luce delle teorie di Carl Gustav Jung. Le bande verticali a destra della colonna, in perfetta corrispondenza con quelle della colonna di sinistra, individuano il Regno della Lonza, del Leone e della Lupa. Nella prospettiva junghiana essi corrispondono a tre stadi del percorso umano: distacco dalla corporeità, distacco dall’emotività e distacco dalla mente egoista, indicati nella banda verticale a destra della colonna. In quest’ultima colonna in basso: la Metànoia. Attraversare Lucifero vuol dire attraversare quella fase che nelle religioni orientali prende il nome di metànoia, cambiamento d’intelletto. Una conversione. Da cosa verso cosa? Dall’ombra di sé stessi al chiaro mondo dei vivi.

Buona consultazione.